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L’antico Mons Feretri, è in un certo senso la capitale “storica” del Montefeltro, a cui ha dato il nome, e forse il luogo d’origine della casata dei Montefeltro, che per tutto il Trecento e il Quattrocento l’hanno contesa ai Malatesta.

Certo si tratta di un luogo di grande importanza strategica per il dominio dell’entroterra, e per questo fu già al centro di lunghi scontri fra Longobardi e Bizantini. Va ricordato che proprio a San Leo si è conclusa la lotta di Berengario II contro l’imperatore Ottone I, che il 26 dicembre del 963, dopo un lunghissimo assedio, riuscì a conquistare la città e a catturarlo.

La visione del paesaggio è giustamente famosa: San Leo, costruita su una rupe calcarea dai fianchi scoscesi, è dominata da una rocca pressoché imprendibile riformata da Francesco di Giorgio Martini per Federico da Montefeltro.

Ci troviamo davanti ad uno dei più compiuti e conservati edifici militari del Rinascimento.  Si fa risalire a Desiderio, re dei Longobardi (secolo VIII), la costruzione di un primo fortilizio in muratura, dopo che per alcuni secoli, almeno dall’invasione ostrogota, il masso di San Leo, così come era conformato, era stato una fortezza naturale.

Il Forte consta di due parti abbastanza distinte, nonostante l’omogeneità che Francesco di Giorgio ha cercato di conferire all’insieme di edifici di epoche diverse. L’architetto rinascimentale ha aggiunto ex-novo l’ala residenziale e i torrioni rotondi collegati da un enorme muraglione a carena con beccatelli.

I visitatori possono vivere l’esperienza di un viaggio a ritroso nel tempo. Anche se, oltre e più che nella rocca, a San Leo i segni del più genuino Medio Evo vanno ricercati nella Pieve e nella Cattedrale, splendidi esempi di architettura romanica. Nella “Piazza d’armi”, delimitata dai due torrioni, dal muro di cinta e dal mastio, il panorama si fa grandioso. Affacciandosi si ha la vista del centro abitato col suo reticolo di stradine convergenti nella piazza al centro. Siamo a solo 650 metri sul livello del mare, eppure, così isolata e distinta dalle alture disposte a corona tutt’intorno, la Rocca sembra sospesa fra cielo e terra.

Nel corso della visita, desta curiosità il “pozzetto”, l’angusta cella dove dal 1791 al 1795, anno della morte, fu prigioniero Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come Cagliostro, leggendario occultista ed avventuriero famoso in tutta Europa.

San Leo conserva anche un’importante testimonianza del passaggio di San Francesco che qui ricevette in dono il monte de La Verna dal Conte Orlando de’ Cattani, signore di Rocca di Chiusi. Al santo si fa risalire anche la fondazione del convento di Sant’Igne, in una selva ai piedi della rupe. Il convento, con il bel chiostro con colombe ottagonali e la chiesetta dedicata alla Vergine, merita una visita.