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Valmarecchia la terra dei Malatesta

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

(Paolo Malatesta e Francesca nell’Inferno di Dante)

 

La penisola Italiana era in fiamme, Signori, Imperatori, uomini di cappa e spada e religiosi si affrontavano in un crogiolo di destini che la storia ricorda come Medioevo, ma che per tutti è il periodo dei cavalieri, delle dame, delle azioni eroiche e del potere che passava di mano tra uomini crudeli e statisti illuminati, eserciti fatti di eroi e semplici mercenari. Nel territorio dell’attuale Romagna e delle alte marche una Famiglia a partire dal 1295 legò il suo nome alle vicende di questa terra fino al 1500, si chiamavano Malatesta. Poeti, artisti e storici ne hanno raccontato le gesta, che ancora oggi permeano i castelli, le rocche e i borghi della Valmarecchia, dove il loro passaggio è ancora nitido.

 

Un passaggio dal medioevo al rinascimento tra Terre e domini Malatestiani nella Valmarecchia

La Signoria dei Malatesta non teme confronto con altri grandi famiglie potenti della storia medievale, tante vicende di potere, di politica, personali, hanno contraddistinto questo casato e la sua signoria che ha dominato l’area della bassa Romagna e le alte Marche durante il basso medioevo (dal 1295 fin a circa il 1500). Anche Dante nella Divina commedia ne parla a più riprese. A questo casato appartiene uno dei versi più significativi del sommo Poeta quel: Amor, ch’a nullo amato amar perdona, diventato icona letteraria dell’amore sempriterno. La Valmarecchia è stato il territorio elettivo di tante vicende legate ai Malatesta, dando i natali proprio a Verucchio del capostipite della Famiglia, quel Malatesta da Verucchio che Dante chiama il Mastin Vecchio:

 E ’l mastin vecchio e ’l nuovo da Verrucchio,

che fecer di Montagna il mal governo,

là dove soglion fan d’i denti succhio.

(If., canto XXVII)

 

Una storia ancora presente nella Valmarecchia

A Pennabilli nasce Malatesta I Malatesta Padre del fondatore della signoria Malatesta da Verucchio (il Mastin Vecchio citato da Dante), Malatesta I fu Podestà di Pennabilli e Pistoia (sostenitore di Federico II, Ghibellino).

Malatesta da Verucchio (il Mastin Vecchio) nasce Ghibellino (filo imperiale) e fonda il casato nel 1295 restandone a capo fino al 1312 (nel 1239 divenne podestà ghibellino di Rimini). Nel 1248 dopo la sconfitta di Federico passa alla fazione Guelfa (filo papale) cacciando da Rimini tutte le famiglie Ghibelline (Dante definì i due “mastini” che sono Malatesta il Vecchio e suo figlio Malatestino da Verrucchio, tiranni di Rimini dal 1295, che si distinsero per la loro crudeltà, soliti a fare “d’i denti succhio” (Inf. XXVII, 48), cioè aggredire e dilaniare l’avversario politico. L’episodio cui Dante esplicitamente allude, facendone paradigma dell’indole violenta dei Da Verrucchio, è la cattura a tradimento e l’uccisione di Montagna dei Parcitati, capo della fazione ghibellina della città). La politica spesso si mischia alle vicende sentimentali, in un mondo, quello del tardo medioevo che si avvicina al rinascimento, dove le due cose erano inscidibilemente unite.

 

La Fama dei Malatesta del primo periodo (1225-1327)

Il Mastin Vecchio tiene il potere fino alla sua morte (100 anni) passando lo scettro del comando a Malatestino I (’l nuovo da Verrucchio citato da Dante). Durante il dominio di Malatesta da Verucchio tra le dispute di potere tra i suoi numerosi figli nasce una delle vicende amorose più famose della storia della letteratura mondiale, quei Paolo e Francesca citati da Dante nella Divina Commedia in una narrazione restata immortale.

 

prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense»

 

Al di la dei fatti storici e dei reali accadimenti, questa pietra miliare in versi resta uno dei più grandi tributi della letteratura di tutti i tempi all’amore. Francesca e Paolo furono uccisi dal fratello di quest ultimo Giovanni (detto Giangiotto) in un luogo che le fonti storiche non hanno mai ben definito, essendo stati celati dal Casato Malatesta il più possibile gli accadimenti del fatto di sangue. Giangiotto marito di Francesca uccise i due amanti in un moto di violenza su cui il sommo Poeta non si focalizza, ma si focalizza invece sul fatto che ancora all’inferno, l’amore tra Paolo e Francesca, anche se riconosciuto sbagliato perché adultero, sopravvive per l’eternità, uno dei pi grandi affreschi in versi che l’arte abbia mai tributato al sentimento. Malatestino I era quindi fratello di Paolo e Giangiotto, fu il successore del Mastin Vecchio al timone della Signoria. Anche per lui Dante ha qualche verso, meno famoso, ma piuttosto tagliente

 

E fa saper a’ due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l’antiveder qui non è vano,

gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d’un tiranno fello.

“E fa’ sapere ai due migliori uomini di Fano, a messer Guido del Cassero e anche ad Angiolello da Carignano, che, se la nostra preveggenza non è vana, saranno scaraventati fuori della loro nave e gettati in un sacco legato a una pietra presso Cattolica, per il tradimento di un feroce tiranno (Malatestino di Verrucchio)”

 

Quel traditor che vede pur con l’uno,
e tien la terra che tale qui meco
vorrebbe di vedere esser digiuno,

farà venirli a parlamento seco;
poi farà sì, ch’al vento di Focara
non sarà lor mestier voto né preco»

“Quel traditore che vede solo con un occhio (Malatestino) e che governa la terra (Rimini) che un dannato qui con me vorrebbe non avere visto mai, li indurrà a venire a parlare con lui; poi farà in modo che a loro non servano preghiere e voti contro i venti di Focara”

 

Consolidamento e decadenza della Signoria Malatesta

Durante il periodo del Papato ad Avignone (1309-1377), in un momento molto confuso della storia europea, la Famiglia Malatesta con Malatesta III detto il Guastafamiglia si distinse in molte battaglie, espandendo i domini fino a Pesaro Fano e Fossombrone nelle Marche con però alcune sconfitte storiche tra cui la vendetta di Fra Moriale, condottiero di Ventura Francese alla guida della cosiddetta “grande Compagnia”, precedentemente sconfitta dal Malatesta, che pretese 40 mila Fiornini per cessare gli attacchi in tutta la Romagna ed i possedimenti Signoria.

Galeotto Malatesta, detto Ungaro figlio del Guastafamiglia prese le redini del casato, fu un signore amatissimo negli ampi domini della Signoria. Padre di Costanza che rimase nella storia (anche se, come nel caso di Paolo e Francesca la famiglia era sempre molto restia fare uscire notizie di “gossip”) per essere stata “epurata” perché ritenuta colpevole di costumi troppo facili dopo essere rimasta vedova di Ugo D’Este (Este dominatori di Ferrara) mettendo in pericolo il buon nome e soprattutto il patrimonio della famiglia. Così un cronista Cesare Clementini oltre 200 anni dopo descrive i fatti del 15 Ottobre 1378: “La troppo libera Costanza non macchia più l’onore della famiglia. E la troppo ricca Costanza non ne minaccia più il patrimonio”. Su ordine di Galeotto Malatesta suo padre, Furiuzzo da Forlì fece il necessario per eliminare Costanza ed il suo amante teutonico Ormanno in maniera “definitiva”.

 

Carlo I (1368-1429) Fratello di Costanza e figlio di Galeotto fu un protagonista del suo tempo guerreggiando e tessendo rapporti con tutte le Signorie più importanti dell’epoca, il Papato ed i regnanti anche oltre la penisola italiana, ma soprattutto fece fiorire commerci ed industrie nella Signoria Malatestiana potenziando anche il porto sul Fiume Marecchia (La direzione odierna del porto canale di Rimini si deve alle opere di stabilizzazione e fortificazione dell’ultimo tratto del Marecchia avvenute in epoca Malatestiana iniziate con Carlo Malatesta, la foce artificiale, pur subendo diversi danneggiamenti sempre dovuti alle piene, è rimasta più o meno la stessa negli ultimi 600 anni).

Dopo un breve periodo dove il potere fu tenuto dal giovane Galeotto Roberto nipote di Carlo I, assunto alla testa del casato per il fatto che lo zio Carlo non aveva avuto discendenti legittimi, arrivò a dominare la signoria un altro illustre Malatesta: Sigismondo Pandolfo, grande Mecenate immortalato dai dipinti di Piero della Francesca, prototipo dell’uomo rinascimentale.

 

Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417 –1468) fu signore di Rimini e Fano, mentre suo fratello Domenico Malatesta lo fu di Cesena.

Sigismondo fu un grande condottiero e partecipò a molte dispute tra i territorio Viscontei, la Repubblica di Venezia, quella di Firenze, avendone spesso onore gloria e ampia remunerazione che spesso servivano ad alimentare i progetti di mecenatismo di Sigismondo.

Lo Stato Malatestiano poteva contare su vaste zona del suo contado, su Gradara e su importanti postazioni nel Montefeltro. Vennero migliorate le fortificazioni difensive a Senigallia, a Fano e nel territorio, come Verucchio, Montescudo, Pennabilli, Santarcangelo, Sogliano, oltre alla realizzazione di Castel Sismondo a Rimini, vera opera monumentale con affreschi di Piero della Francesca (un meraviglioso affresco dell’ottenimento dello stato di Cavaliere dall’imperatore Sigismondo). Fu migliorata la viabilità interna lungo le direttrici che collegavano l’Adriatico con la Toscana, l’Umbria e l’Italia settentrionale. Furono regolati i rapporti tra economia rurale ed economia commerciale-urbana, orientandosi verso una parziale liberalizzazione degli ordini corporativi artigianali.

Sigismondo fu in uno stato di guerra logorante e pressoché perenne col vicino e rivale Federico da Montefeltro, che da Urbino governava l’ambita città di Pesaro, con la quale il Malatesta avrebbe potuto unificare i suoi territori romagnoli e marchigiani. Nonostante i numerosi tentativi di conquistare la città vicina, il suo progetto non andò mai definitivamente in porto. Alla fine, escluso dalla pace di Lodi e scomunicato da papa Pio II, fu marginalizzato e attaccato da più parti, perdendo gran parte dei suoi territori e finendo i suoi ultimi giorni tra progetti di riscatto incompiuti.

Nel 1468 con la morte di Sigismondo assunse al potere della Signoria il figlio illegittimo Roberto Malatesta ben voluto e appoggiato da Papa Paolo II, inizialmente, che poi tradì diventando signore di Rimini, da qui molte vicende belligeranti lo coinvolsero valendogli anche l’appellativo di “ Roberto il Magnifico”. Fu sepolto in San Pietro a Roma.

 

L‘ultimo periodo di esistenza della signoria dei Malatesta è caratterizzato dalla presenza di Pandolfo IV detto Pandolfaccio, per la sua maniera diciamo sbrigativa di risolvere questioni di stato e non spesso con delitti efferati. Con lui si hanno gli ultimi bagliori della signoria Malatestiana prima che tutti i domini passino al Papato nel 1500 circa (se si escludono brevi periodi di ripresa del potere a opera di Pandolfaccio nel 1522-23 e 1527-28).

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