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Per girare la Valmarecchia non serve essere dei traveller professionisti, basta essere dei viaggiatori dell’anima. Una ricerca di luoghi intimi nei borghi e di grandi spazi affacciati sulla valle del fiume Marecchia. Basta seguire il corso del fiume fino alla sua sorgente sull’Alpe della Luna, tenere il mare di Rimini alle spalle e guardare le colline dove trovate paesi antichi, borghi e castelli. Potete decidere di muovervi con l’auto, ma per chi ama la natura può anche arrampicare, scalare, camminare e pedalare in bici, percorrere sentieri collinari di trekking e mountain bike.

La Valmarecchia è un territorio di confine, romagnola per approccio ed ospitalità, ma incastonata tra la Toscana e le Marche, un territorio più disegnato dalla storia insieme al Montefeltro che dalla burocrazia delle Regioni.

Tonino Guerra che qui è nato e vissuto ci offre una descrizione mirabile:

“Abbiamo bisogno di luoghi che siano uno specchio per le nostre riflessioni. Luoghi che ci allontanino dalla vita che stiamo facendo. Luoghi che ci facciano camminare lungo sentieri creati dalla nostra fantasia”

La Valmarecchia

Una visita a questa terra è una inconfondibile gita tra tanti gusti che ci restituiscono una grande assonanza dei sensi, del cuore e della mente, per questo va esplorata, gustata per rimanerne affascinati, una autentica esperienza che può essere descritta solo coi sensi.

È il regno di maestosi manieri come l’inespugnabile forte di San Leo dove lo sguardo spazia dal Montefeltro fino al mare, che ospitò Dante, San Francesco e imprigionò a vita il conte Cagliostro. È lo scenario affascinante di miti come quello di Azzurrina, tenuta rinchiusa dal padre feudatario Uguccione perché ritenuta diabolica dalla credenza popolare, il cui fantasma, da allora, pare si aggiri ancora per le stanze della Rocca di Montebello e torni a farsi sentire puntualmente ogni 5 anni. È il luogo dell’anima raccontato da Tonino Guerra cittadino di Pennabilli, sceneggiatore dei film di Fellini e Antonioni. Da Torriana si vede il mare e lo sperone roccioso di Saiano che ospita il santuario della Madonna di Saiano che si può raggiungere solo a piedi. Di lì a poco si trova Verrucchio, dove c’è una delle rocche più grandiose e possenti della valle, che fu dimora della potente Signoria dei Malatesta. Talamello è il centro nevralgico del formaggio di fossa che qui si produce, si mangia nei ristoranti locali e festeggia in autunno con sagre e appuntamenti dedicati. Addentrandosi verso l’Appennino si incontra Sant’Agata Feltria, il paese del tartufo bianco pregiato. Perché in posti come questi anche la cucina concorre, più che i confini geografici, alla formazione dell’identità culturale. Quando si scende a valle si trova Santarcangelo, la città dalla doppia anima nobile e popolare: città romantica e artistica con un bellissimo borgo con una rocca Malatestiana, posta sulla via Emilia, sorta su quello che i romani chiamavano “Mons Jovis“. Città antica e nel contempo cosmopolita grazie alle sue tante manifestazioni popolari e culturali.

Il vivere slow caratterizza tutto il territorio, borghi magici, piccoli musei come scrigni di cultura intima, nel contempo una storia che lega tutto il percorso lungo il fiume, che offre tutti i servizi per una vita contemporanea all’insegna dell’attività sportiva e del benessere con i suoi percorsi e la sua natura.